Sala 9
La ceramica a Bassano, Nove e Vicenza nel Novecento
La nona stanza del museo della ceramica Giuseppe Roi illustra la complessa e variegata produzione novese, bassanese e vicentina di inizio-metà novecento.La ceramica bassanese e vicentina della prima metà del Novecento è un universo sfaccettato sia sul piano delle presenze che dei risultati stilistici.Persiste il recupero dei modelli e dei soggetti del rococò veneziano, che diviene linguaggio comune delle stoviglie e dei servizi da tavola nelle numerose fabbriche di Nove e Bassano. Vi compare anche purificato in un linguaggio da secessione monacense, nella durezza tagliente della forma e nella brillantezza e timbricità dei toni nei gruppi in porcellana del bassanese Luigi Fabris.E’ invece interprete locale delle novità del design di Gio Ponti Luigi Zortea in un momento di vitalità delle fabbriche negli anni ’20 e ’30. Vi si accostano anche alcune produzioni sempre del bassanese Antonio Marcon nella ripresa della fabbrica dopo il 1927. L’influenza di Gio Ponti e della torinese Lenci continua nel secondo dopoguerra nella produzione dei Fratelli Ronzan.Nel 1932 Tarcisio Freccia rileva a Vicenza la fabbrica Brotto; la sua produzione catalizzerà fino agli anni ’60 gli artisti dell’epoca, Otello de Maria, Neri Pozza, Nina Anselmi.Nel secondo dopoguerra centro delle innovazioni artistiche diviene l’Istituto d’Arte di Nove, dove si apre il nuovo capitolo contemporaneo della storia della ceramica nel Bassanese.

