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Il Giudizio Universale

Nel 1772 Giambattista Remondini dovette espatriare per non essere arrestato su richiesta del re di Spagna Carlo III. Era infatti accusato di aver diffuso in Europa e in America, la stampa di un Giudizio Universale, in cui l'arma borbonica figurava dalla parte dell'inferno. Questa stampa si riteneva realizzata su istigazione dei Gesuiti, da poco espulsi dai regni borbonici. Nella sua vita Remondini affrontò altre grandi controversie. Nel 1750 si impose sui librai veneziani che non volevano ammetterlo nella loro corporazione e, tra il 1766 e il 1772, affrontò i calcografi tedeschi di Augsburg che l'accusavano di copiare le loro produzioni.Nel 1773 la direzione passò a Giuseppe II. Colto e fornito di ottime relazioni con la più alta società del suo tempo, affiancò allora alle tradizionali produzioni seriali libri e stampe di qualità. Le fortune mutarono a fine Settecento. La caduta della Serenissima e le guerre napoleoniche determinarono un drammatico blocco del commercio veneto. Venne inoltre meno il ruolo egemone di Venezia nella produzione editoriale italiana. La crisi sopraggiunse in tempi di rapida evoluzione dei gusti e delle tecnologie a cui la casa di Bassano non riuscì a tener testa. Indebolendosi sempre di più, la ditta proseguì a lavorare fino al 1861. Ma le vicende ottocentesche danno l'impressione di un andamento con poche prospettive, in un mondo che cambiava e che aveva preso direzioni del tutto differenti da quelle che avevano determinato il successo settecentesco.

Pubblicato: mercoledì, 05 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento: giovedì, 20 settembre 2012