Fuga in Egitto
Commissionato nel 1532 da prete Evangelista, rettore del convento benedettino di San Gerolamo in Bassano, il dipinto è la prima opera realizzata da Jacopo in piena autonomia, dove è evidente il maturare di un originale linguaggio narrativo che ama indugiare in una minuziosa resa dei particolari, ma che risente anche fortemente del debito nei confronti di alcune incisioni importanti di Tiziano tra cui il Trionfo della Fede a cui si ispira la figura di San Giuseppe. Seguendo la narrazione del Vangelo di Matteo, la tela rappresenta il viaggio compiuto dalla Sacra Famiglia per raggiungere l’Egitto e sfuggire così alla furiosa strage ordinata da Erode; esemplare dell’attitudine di Jacopo alla trascrizione diretta della realtà circostante è la scelta di inserire sullo sfondo il profilo, a lui ben noto, dei colli della vicina Romano d’Ezzelino al posto del paesaggio della Palestina attualizzando il messaggio evangelico. L’impianto piramidale del gruppo centrale del dipinto, con l’asino cavalcato dalla Madonna col Bambino, richiama la Fuga di Giotto agli Scrovegni.

