Ritratto di Jacopo dal Ponte
Il dipinto è una copia tarda di un ritratto il celebre pittore Jacopo dal Ponte, detto Jacopo Bassano, considerato uno dei maggiori esponenti della civiltà figurativa veneta del Cinquecento. Nato a Bassano intorno al 1510, fin da piccolo collabora nella bottega del padre Francesco, assumendo un ruolo pienamente autonomo fin dall’inizio degli anni ‘30: alla morte del capobottega, nel 1539, Jacopo ne diventa il primo responsabile, ma pur non perdendo il legame con la committenza locale che era già stata del padre, in breve tempo amplierà i propri orizzonti. Determinanti i soggiorni veneziani. Infatti, nella città lagunare egli viene a contatto con l’opera di Bonifacio de’ Pitati, alla cui bottega fa riferimento ma soprattutto col classicismo cromatico di Tiziano e col plasticismo michelangiolesco del Pordenone. I suoi primi dipinti rivelano molta attenzione per le scelte pittoriche e di luce e l’indagine psicologica proposta da artisti della terraferma come Lotto e Savoldo. Jacopo fa propria tale varietà di sollecitazioni provenienti dalla cultura figurativa contemporanea mettendo a punto un personale modo di narrare, per ritmi lenti, che indugiano sui dettagli marginali della storia, indagati con acuta caratterizzazione naturalistica. La ricchezza del bagaglio iniziale dell’artista è evidente già dalla prima opera realizzata in autonomia, la Fuga in Egitto del 1534. Tra la fine del quarto e l’inizio del quinto decennio prevale una sensibilità verso moduli disegnativi della Maniera centro- italiana riscontrabile già nella pala di Borso, più evidenti negli affreschi della facciata di casa Dal Corno a Bassano (in Museo dal 1982). Nel 1546 sposa Elisabetta Merzari da cui ha quattro figli, anch’essi pittori: Francesco il Giovane, Giambattista, Leandro e Gerolamo. Tra il 1550 e il 1555, Jacopo realizza la Pentecoste di Lusiana, l’Andata al Calvario di Budapest, l’Adorazione dei pastori della Galleria Borghese e il Lazzaro e il ricco Epulone di Cleveland. Nel corso degli anni sessanta il pittore si allontana dalle scelte formali e pittoriche del manierismo per approfondire il valore espressivo della luce, affiancandosi alle ricerche sugli effetti della luce sul colore di Tiziano e Tintoretto. Esemplare è in tal senso il San Giovanni Battista nel Deserto del 1557. Del decennio successivo è l’invenzione del dipinto pastorale, del quale il museo conserva un capolavoro, l’Adorazione dei pastori del 1568. L’ottavo decennio è caratterizzato dalla collaborazione di Jacopo con i figli, in particolare Francesco, e da composizioni affollate costruite quasi esclusivamente con il colore. L’ultimo periodo è segnato dall’esasperazione espressionistica del tocco utilizzato spesso in scene di notte, come nel caso della Deposizione del Louvre e il Cristo deriso di Oxford. Impegnato sino alla fine della sua vita, Jacopo muore il 13 febbraio 1592 e viene sepolto nella chiesa di San Francesco.

