Composizione
Tancredi Parmeggiani, o meglio, “Tancredi”, come è più noto generalmente, è un artista affascinante e complesso, attratto dall’arte di Van Gogh e di Modigliani fin dalla sua iscrizione nel 1946 all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove studia sotto la guida di Armando Pizzinato e dove si lega con profonda amicizia ad Emilio Vedova. Il soggiorno a Parigi nell’anno successivo e le due Biennali veneziane del 1948 e del 1950 sono fondamentali per il suo percorso artistico. Mondrian, Van Doesburg e soprattutto Pollock suscitano in lui profonde suggestioni che condizioneranno la sua produzione successiva. Dopo una breve permanenza a Roma durante la quale si lega a Turcato, Perilli e Dorazio nel movimento della “pittura nucleare”, rientrato a Venezia, conosce Peggy Guggenheim che sarà sua mentore negli anni successivi. E’ del 1952 l’adesione al Manifesto dello Spazialismo di Lucio Fontana, che rappresenta un ulteriore approfondimento delle tematiche relative alle relazioni tra superficie, segno, spazio e luce, così come la sua prima esposizione alla Galleria Il Cavallino di Carlo Cardazzo, seguita da un’altra importante personale a Il Naviglio di Milano, con presentazione di Virgilio Guidi e della stessa Peggy Guggenheim.A quell’esclusivo osservatorio e crocevia culturale che era il cenacolo della Guggenheim, Tancredi è sicuramente debitore dell’elemento più innovativo della sua: la pratica della scrittura automatica. Usando le materie più effimere e lievi - matita, pastello, tempera, gessi, carboncino - preferibilmente sul più fragile dei supporti, la carta, egli si abbandona al libero fluire e stratificarsi dei punti cromatici e dei segni. In questo dipinto su carta, segni ripetuti percorrono lo spazio secondo moduli geometrici longitudinali che sondano la profondità del campo; il segno nero è variato attraverso l’uso di materiali diversi, ora carboncino, ora pastello e lapis, rispetto ai quali la luce crea effetti opachi o cangianti. Sovrapposti sono invece i riquadri bianchi a tempera o gesso con il risultato di una stupefacente variazione cromatica pur nella dualità dei colori.La Composizione del ’54 rivela i rapporti istituiti da Tancredi con l’informale di Hans Hartung, artista tedesco naturalizzato francese, che aveva esposto con Tancredi l’anno precedente a Torino nella mostra “Pittori d'oggi, Francia-Italia” al Palazzo delle Belle Arti e che Tancredi aveva probabilmente già conosciuto nelle Biennali del ’48, del ’52 e del ’54. Nel rigore neoplastico pur nella ricerca di una profondità spaziale, Tancredi mostra anche di aver approfondito le ricerche spaziali di Piet Mondrian, probabilmente per il tramite della Composizione con rosso dell’olandese, uno dei capolavori della collezione Guggenheim.

