Donna sulla sedia
Gli anni in cui Martini esegue la fusione bronzea Donna sulla sedia conservata presso una collezione privata bassanese, sono quelli in cui è impegnato a scolpire il monumento a Tito Livio per la sede universitaria del Liviano di Padova progettata da Gio Ponti.Dal 1936 aveva cominciato a lavorare a Carrara eseguendo le prime opere monumentali in marmo e nel 1940 aveva ottenuto la commissione di cinque altorilievi marmorei con episodi della storia di Milano per l’Arengario progettato da Giovanni Muzio.Dell’inedita opera bassanese esiste un esemplare unico in terracotta del medesimo soggetto, Donna sulla sedia (Donna sulla seggiola) del 1941 circa, inserito nel 1998 nel catalogo ragionato delle sculture dell’artista con collocazione ignota e esposta alla mostra di Treviso nel 1967. L’opera, in realtà, dal 2008 è entrata a far parte delle collezioni d’arte della Fondazione Domus, esposta prima ad Ancona, poi nel 2011 a Palazzo Crepadona a Belluno come bozzetto preparatorio per una fusione in bronzo. Si tratta della prima versione di un soggetto più volte ripreso dall’artista, radicalizzato nella terracotta del 1943 Signorina seduta ( a Vado ligure, collezione Eredi Martini) che risente ampiamente della formazione tedesca di Martini e della matrice post-cubista. Mazzotti la data al 1932, mentre giustamente nel catalogo del 1998 viene posticipata agli anni Quaranta per una “voluta approssimazione febbrile e il carattere di conseguente instabilità”. Il soggetto è ispirato alle Serpentine di Matisse del 1909 - anno in cui lo scultore trevigiano viaggia tra Monaco e Parigi - vicino anche per la ricerca di leggerezza compositiva e per la precaria posizione della figura. Nell’opera di Martini infatti la donna assopita seduta sul bordo della sedia forma una diagonale barcollante dove “la scultura si compiace della mise en scène teatrale, la fiaba, la leggenda, l’aneddoto più curioso, colto sul volto di un ritratto, un gruppo di figurette in terracotta o in ceramica, tra verismo e idealismo, tra arte classica e arte romantica, […] tra descrizione contenutistica ed astrazione poetica”. La tecnica esecutiva risente della formazione e dell’attività successiva di ceramista di Martini, capace sempre di modellare la materia con garbo, costruendo le forme per sottrazione, rendendo “fragile” la composizione, anche quando si tratta di un’opera marmorea o bronzea, sempre capace di “[…] creare quel tale mondo di creature morbide ed intense, per il quale la sua scultura è soprattutto canto, è una delle voci più melodiose del nostro tempo.”.

