La Concezione

Immagine decorativa

Anno
1921
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La Concezione è un opera del 1921, l’anno in cui vede la luce il trattato più famoso di Wildt, L’arte del marmo, edito da  Ulrico Hoepli, e in cui apre a Milano la sua Scuola del Marmo, inglobata più tardi all’Accademia di Brera, dove uno dei suoi primi allievi fu Lucio Fontana. L’anno successivo La Biennale gli dedica una grande personale nella quale vengono esposte 21 sculture corredate da 32 disegni e ottiene il premio Città di Venezia con La Famiglia. A questa stessa esposizione partecipava anche La Concezione, di cui esistono solamente due versioni, questa esposta, proveniente dalla collezione milanese Mia e Vanni Scheiwiller, e quella appartenuta all’industriale Guido Rossi che nel 1957 la donò al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Esiste inoltre in collezione privata un particolare della testa della madre. Il tema arcano della nascita viene qui elaborato da Wildt come un inquietante sogno freudiano, dove il Neonato, esageratamente scarno ed allungato, fluttua nel vuoto sospeso tra mistero, realtà e magia. La sua figura dorata, con i pugni stretti, serrati sugli occhi, pare voler rifiutare il mondo ed ogni suo dramma esistenziale, e diviene archetipo di timore e sconcerto di fronte ad enigmi universali. Dietro a lui, la Madre e il Creatore fanno da controcanto, in un dialogo sintattico perfetto. Il volto maschile, memore di tante teste dolenti che popolano il vocabolario dell’artista, spalanca la bocca in un urlo, stupisce, ammira, abbassa le palpebre e ammutolisce: di contro, la Madre ha in sé tutta la ieratica bellezza di una apparizione mistica; donna-madonna, la cui levigatezza colloquia e si intreccia con il candore del marmo, è uno dei volti indimenticabili dell’arte del Novecento. Rassicura ed inquieta al tempo stesso, elemento alieno che protegge e prega, ma serra gli occhi nella sua astrazione. Si accentuano qui sottili valenze mistiche, e il simbolismo delle forme che amplifica la purezza delle linee: raffinatezza e sintesi volumetrica trovano perfetta fusione nell’intimo messaggio del narrato. Adolfo Wildt è artista di eccezionale eclettismo e nel marmo seppe ottenere effetti di sorprendente levigatezza, raggiungendo la sintesi perfetta tra suggestioni e stili differenti, l’arte classica, Michelangelo, la Secessione Viennese, i prodromi dell’”espressionismo” fauve, e nella resa del materiale Rodin. 

Pubblicato e aggiornato: lunedì, 08 ottobre 2012