Senza titolo

Immagine decorativa

Anno
1959
Dimensione orizzontale (mm)
0
Dimensione verticale (mm)
0

E' della primavera del 1959 la decisione di lasciare Venezia per stabilirsi altrove. Alla serata di commiato organizzata dalla Galleria del Cavallino di Carlo Cardazzo, Tancredi presenta le sue ultime opere, il ciclo “A proposito di Venezia”, straordinario omaggio alla città. A giugno il ciclo è esposto alla Galleria L’Ariete di Beatrice Monti a Milano, dove Tancredi rimane per qualche settimana con la giovane moglie Tove, studentessa norvegese di storia dell’arte, prima di partire, deluso e amareggiato dall’indifferenza del collezionismo del capoluogo lombardo, per la Svezia e la Norvegia. In autunno, dopo un breve soggiorno a Milano, si stabilisce infine a Parigi, dove sviluppa una nuova ricerca sull’opposto versante figurativo. E torna a Venezia solo nell’estate dell’anno successivo, 1960, per presentare alla Galleria Il Canale una personale di cinquantadue opere tra dipinti, acquerelli e disegni, realizzate negli ultimi due anni. La tela qui esposta è realizzata  in questo momento particolarmente ricco d’ispirazioni e di opere. Vigorose pennellate percorrono uno spazio fantastico saggiando infinite direzioni; sembrano qui sgretolarsi quei sottili equilibri formali delle opere precedenti per lasciare il campo all’irruzione di una foga espressiva fortemente drammatica attraverso una varietà di segni incontrollata. Il cromatismo acceso, imprevedibile e raffinato, è il medium privilegiato attraverso il quale Tancredi inonda i suoi dipinti di luce. Per fare questo “la tempera” è “la sua materia più congeniale: una materia aerea, scorporata, trasparente come la luce, da preparare artigianalmente con l’uovo per un massimo di brillantezza e per usare tempi d’esecuzione brevissimi .L’impianto verticale, una rarità nel corpus dell’artista, produce quasi una suggestione di proiezione spaziale verso un mondo altro, al di là di una cornice suggerita da alcune corpose pennellate ai lati e lungo il margine inferiore della tela. La pittura “automatica” e gestuale di Tancredi non è mai priva di “un’espressività intensamente lirica, caratterizzata da un incanto di stesure cromatiche di rara purezza”. Il verde, piuttosto inusuale nel paradigma cromatico dell’artista, sembra riflettere nuove esperienze di Natura, forse il paesaggio nordico, come concorre a suggerire una contemporanea istantanea dell’artista che fissa Tancredi immerso nel verde di un bosco davanti a un filo teso su cui si scorgono, appese ad asciugare, tre composizioni su carta.

Pubblicato e aggiornato: lunedì, 08 ottobre 2012