Episodio del martirio di Sant’Apollonia
La tavoletta raffigura un episodio del Martirio di sant’Apollonia e fa parte di un complesso smembrato a cui appartengono anche altre tre tavolette conservate rispettivamente, una a Washington e due a Bergamo, rappresentanti altri momenti del martirio della stessa santa.
L’evidente scorciatura degli edifici e le piccole dimensioni di tutte le tavole suggerirebbero di collocarle in un registro superiore di un polittico o in una posizione elevata, anche se è difficile poter stabilire di quante tavole originariamente fosse costituito il complesso.
Nell’opera si nota la compresenza di elementi tardo gotici e tratti già umanistici. Ancora gotiche sono infatti la grafia minuta con cui sono resi i capelli e la barba dei personaggi o la cadenza ritmica delle pose di alcuni di essi, mentre più moderni sono la tendenza alla semplificazione formale nella figura del cavallo, la complessità delle citazioni classiche nell’edificio e l’uso della prospettiva in esso e nel cavallo visto da tergo. Tale compresenza suggerisce una datazione alta (quinto decennio del Quattrocento) e l’intervento di due mani sull’opera: quella di Antonio Vivarini, autore verosimile degli elementi già rinascimentali, e quella del collaboratore Giovanni d’Alemagna, a cui spettano invece i tratti ancora tardo gotici.

