Redentore benedicente in trono
Proveniente dal legato Jacopo Merlo (1866), la tavola rappresenta Cristo benedicente in trono su fondo oro. L’impostazione rigidamente ieratica e assiale della figura induce verosimilmente a ipotizzare che la tavola costituisse la parte centrale di un polittico, di cui non permangono gli altri comparti. Sul piano stilistico è evidente nell’opera un debito nei confronti della cultura mantegnesca, da cui derivano l’accentuata plasticità scultorea dei volumi e il rigore prospettico nella figura. Caratteristico dell’artista è invece l’uso di tonalità delicate e schiarite, come il rosa cangiante della veste del Cristo. Il quadro è considerato unanimemente dell’artista muranese, come si deduce dall’iscrizione sul fronte del gradino in basso, che in base alle poche lettere ora residue consente di leggere la firma dell’artista. Esso è databile agli anni Settanta del Quattrocento.

